L’oggetto della rievocazione storica, conosciuto con il nome di “Margutta” che riappare nel 1996 tra le varie manifestazione della Città di Corridonia dopo alcuni secoli di oblio, non è altri che un feticcio issato su di un palo girevole contro il quale si lanciano a spron battuto i cavalieri appartenenti alle diverse contrade, con lo scopo di riportare il maggior numero di punti possibili per ottenere in cambio un artistico Stendardo, detto comunemente Palio. In passato, invece, era solo il cavaliere vincente che riceveva in premio un prezioso drappo. La giostra è preceduta da una sfilata in costume e da una serie di giochi popolari e di rievocazioni medioevali, che occupano l’arco di un’intera settimana. La Contesa della Margutta di Corridonia nasce con lo scopo di recuperare uno spaccato di vita medioevale-rinascimentale e farlo conoscere ai discendenti degli antichi montolmesi, come pure a chi dovesse venire da altri paesi, perché il nostro passato non resti nel dimenticatoio. E’ stato quasi di sicuro questo affetto a far riscoprire verso la fine del 1900 tanti aspetti della sua secolare storia, tra cui proprio la Contesa della Margutta. Pier Paolo Bartolazzi, nelle sue “Memorie”, narra anche che: “In certe solennità in occasione di fiere e di mercati, godevansi delle franchigie appellate della Margutta. Costumavasi esporre in sulla piazza una rozza statua femminile con elmo, lancia e scudo, la quale tuttora esiste mutilata nei sotterranei del pubblico Palazzo. Era una specie di quintana o di saracino che doveva servire anche di popolare trastullo, correndosi alla quintana, come allora dicevasi e ricevendo un premio chi meglio imbroccava in uno dei cinque punti tracciati sulla stessa. Sembra priva di fondamento l’etimologia che alcuni vorrebbero derivata da un tale Mario Gutti; piuttosto deve credersi che il popolo appiccasse al fantoccio quel nomignolo per denotare uomo brutto e spregevole”. Anche oggi “marguttu” è una parola che si usa spesso nel linguaggio dialettale in senso dispregiativo e serve ad indicare una persona con poca intelligenza o addirittura insignificante. Sfogliando ancora lo stesso testo del Bartolazzi, si possono ricostruire alcuni aspetti della vita montolmese di quel periodo. Potenza militare, ricchezza e benessere facevano di Montolmo un castello di prestigio e lo distinguevano da tutti i paesi limitrofi. E da questi ultimi tante nobili e ricche famiglie chiedevano costantemente di essere accolte all’interno delle sue mura e di venir a far parte della sua comunità.
Di questa realtà storica la Margutta ne fa propri, per alcuni giorni, tanti suoi aspetti. La manifestazione vede la sua prima edizione l’8 settembre del 1996 all’interno della festa di S. Maria e nasce con l’intento di arricchire le celebrazioni civili riproponendo tradizioni e costumi di un lontano passato, fusi insieme attraverso questa manifestazione. Alla sfilata e alla giostra partecipano le contrade di Porta Sejano (Trieste), Porta del Mulino (Trento), Porta Romana, Porta San Donato, Porta Santa Croce e Colbuccaro, facenti parte rispettivamente dei Terzieri di San Donato, San Giovanni e San Pietro, di cui l’antico comune era diviso. Dallo Statuto risulta che l’Associazione tra i vari scopi ha principalmente quello di “promuovere annualmente ogni idonea iniziativa coinvolgendo tutta la popolazione”.
L’immagine simbolo della Contesa adottata è quella di un triangolo raffigurante i Terzieri con i simboli delle contrade e al centro lo stemma del Comune di Corridonia su fondo rosso-verde.
Nel 1997 la Contesa ha riportato una sostanziale modifica: mentre in precedenza si disputava solamente il palio nella prima domenica di settembre, si decide di aggiungere, al fine di ricreare il più verosimilmente possibile l’atmosfera e le suggestioni medievali, l’elezione dei Priori e del Gonfaloniere, la benedizione del Palio, la cerimonia di investitura dei cavalieri e l’arrivo del banditore di contrada. Dal 1998 si introducono i giochi popolari (corsa delle botti e delle oche, tiro alla fune, taglio del tronco, l’albero della cuccagna) e l’apertura di tre taverne, dove nelle sere antecedenti il Palio si possono degustare cibi tradizionali e popolari. Con gli anni la manifestazione si arricchisce sempre di più mediante l’esibizione di sbandieratori, musici e tamburrini provenienti da altre manifestazioni storiche, come quelle di Fermo, di San Ginesio, di Corinaldo, di Montecassiano, di San Severino, della Cavalcata dell’Assunta, della Quintana di Ascoli e del Sestiere di Porta Maggiore e spettacoli di notevole effetto scenico realizzati da diverse compagnie folcloristiche, tipo “I Cavalieri di Arezzo”, i “Folli di Casteltrosino”, la Compagnia d’Armi “Asculum”, “la Compagnia dell’Ariete” di Sangemini. Mancano ancora musici e sbandieratori locali, mentre per quanto riguarda i tamburini ci si trova ormai a livello di altre associazioni dello stesso tipo.
Nell’edizione del 2004 ha sfilato anche la Compagnia della Morte e della Preghiera, una Confraternita che, nel periodo di cui stiamo parlando, ha avuto il grande merito di interessarsi gratuitamente e nel nome di Gesù Cristo degli appestati e della loro sepoltura. Di grande effetto scenico si è rivelata la sua inaspettata partecipazione all’animata vita del Borgo, quando un gruppo di Confratelli sono presentati incappucciati e con i simboli propri dell’associazione, pronti a sfondare con due asce le porte di alcune case, in modo da poterne prelevare le persone morte proprio a causa della peste e dare loro una dignitosa sepoltura.
Degno di nota è il fatto che la Contesa della Margutta aderisce all’Associazione Marchigiana Rievocazioni Storiche, insieme alla quale ha partecipato in occasione del Giubileo del 2000 ad una manifestazione storica per le vie di Roma. Viene anche annoverata tra le rievocazioni storiche con matrice sportiva della Federazione Italiana Giochi Storici e della Federazione Europea Giochi Storici. La storia della Contesa della Margutta non si esaurisce qui: ci si augura che possa proseguire con l’impegno e l’entusiasmo di sempre, due realtà che l’hanno trasformata in un piacevole ed interessante scenario medioevale, in cui affondano le radici della nostra storia moderna.
Contrada Porta San Donato
Nasce con il risorgere della Contesa della Margutta, quando i promotori della stessa iniziarono a cercare dei referenti sia per la formazione delle Contrade e sia per aggregare persone disposte a dare vitalità a questa manifestazione cittadina. La Contrada raggruppa una piccola parte del centro storico (Cerqueto) e gran parte della periferia verso la zona di Santa Maria, San Giuseppe, viale Sant'Anna, l'abitato attiguo all'Ippodromo Martini e i rioni degli Zoccolanti e dei Cappuccini Vecchi. Motivo accentratore è l'antica Porta di San Donato costruita nel 1225 e ristrutturata nel 1811 dall'architetto locale Antonio Mollari, autore fra l'altro della borsa di Trieste. La Contrada possiede un grande stendardo con i colori bianco e giallo e con raffigurazioni che richiamano la Porta di San Donato e la sua estrazione contadina. Tra le figure caratteristiche, che vengono riproposte, spicca quella della Balia, perfettamente aderente all'omonimo personaggio raffigurato da Hans Holbein nelle quadro della "Madonna della Borgomastro Meyer". Il maestro d'arme indossa l'armatura con cui Andrea del Castagno ritrasse Pippo Spano nel cenacolo di Santa Apollonia in Firenze. Altri costumi di particolare pregio sono quelli del Capo Contrada e dei componenti della Congregazione dei Calzolai, di cui si è preso lo spunto da Vittore Carpaccio nella sua opera del ciclo delle storie di Sant'Orsola. Il vanto più grande è rappresentato dalla conquista di ben tre Palii, nel 1999, nel 2005 e nel 2006. Insieme alla Contrada Porta Sejano viene gestita la taverna di San Pietro, altro lodevole impegno di forze, particolarmente per la realizzazione di menù ormai sconosciuti, come pure per le scenografie e le coreografie.
Contrada Porta Sejano
Porta Trieste è l'ingresso principale che immette al centro storico della città di Corridonia, racchiuso ancora in gran parte dentro i resti delle mura e delle porte medioevali. Il nome risale alla fine della prima guerra mondiale: la nostra gente, tuttavia, l' ha sempre chiamata e continua a chiamarla tutt’ora con il suo nome originale e cioè porta Sejano, o meglio, "Porta de Sajà". La sua struttura viene modificata nel corso dei secoli secondo le esigenze dei tempi, finché scompare del tutto nel 1936 per rendere trionfale l'ingresso a Benito Mussolini, che volle presenziare di persona all'inaugurazione della piazza e del monumento a Filippo Corridoni. La Contrada mette in campo un sempre maggior numero di cavalieri, dame, paggetti, cortigiani, armati, personaggi caratteristici e popolino. Tutti i costumi sono stati studiati e confezionati scrupolosamente sui modelli del 1400, specialmente sui dipinti dei fratelli Carlo e Vittore Crivelli. I colori caratteristici della Contrada sono in rosso e il bianco. Due sono i Palii vinti: nel 1997 e nel 1998. La gestione della taverna, in collaborazione con la Contrada Porta San Donato, ricavata nei sotterranei-magazzini dell'antico monastero delle monache Clarisse, è un lavoro talvolta duro e stressante, ma che serve a rinforzare l'arma vincente della Contrada "tutti per uno, uno per tutti".
Contrada Porta Santa Croce
L'adesione alla Contesa della Margutta era rivolta a creare occasioni e manifestazioni nuove e a rievocare eventi che anche in passato avevano donato forti emozioni, come, ad esempio, le artistiche infiorate per la processione del Corpus Domini. L'elemento capace di aggregare tutti è rappresentato dall'antica porta di Santa Croce, che domina quasi tutto lo stendardo, costruita nel 1252 dopo la conquista del castello di Cerqueto e il trasferimento con la forza della sua gente all'interno della città, che allora si chiamava Montolmo. L'entusiasmo di tutto il gruppo ha portato alla conquista del primo Palio, che viene custodito con grande orgoglio. La più grande soddisfazione è stata tuttavia la vincita nel 2002 di uno dei Palii più ambiti: quello dipinto del grande artista locale Angelino Balistreri.
Contrada Colbuccaro
Colbuccaro, ridente contrada a circa 5 km. da Corridonia, trae la sua origine dalla fiorente civiltà romana che si sviluppò tra le antiche città di Pausula e Urbs Salvia. La sua denominazione primitiva era Collis Pulcher, ossia Colle Bello, e forse era il luogo in cui sorgeva una grandiosa villa romana al centro di vasti possedimenti agricoli e forestali. Durante le invasioni barbariche si sentì l'urgenza di fortificarla e pian piano divenne un vero e proprio castello, assumendo il nome di Colbuccolo o Colle Buccaro oppure Colbucchero, per passare definitivamente a Colbuccaro. Negli ultimi decenni la Contrada ha avuto un notevole sviluppo lungo la pianura del torrente Fiastra, al di sotto del colle. Il suo stemma è costituito da un drappo bianco con al centro una stella di colore azzurro, dove spicca l'immagine del castello dell'antica e nobile famiglia degli Ugolini. Varie sono le figure realizzate per l’occasione. Il Maestro d'arme indossa una copertura difensiva a maglie fitte sopra una casacca decorata con punzoni metallici, un lungo mantello ed alti stivali. Questi era il primo difensore della Gran Dama, cioè di colei che primeggiava fra tutte le nobildonne con la sua bellezza, i suoi abiti sfarzosi nei colori e nelle decorazioni, il suo copricapo arricchito di gioielli e lunghi strascichi. I castellani si distinguono nel loro abbigliamento e nella loro postura: vestono infatti con stoffe preziose e ricercate nella fattura. I signori del castello sfilano sui loro cavalli, bardati anch'essi con stoffe preziose, e vengono seguiti a piedi dai figli accompagnati dalla nutrice. Fa parte del gruppo anche il boia, con il tipico cappuccio nero e una grande mannaia appoggiata sulle spalle. Vengono poi i soldati affaticati a spingere una rozza catapulta e un manipolo dei balestrieri. La Contrada non è riuscita ancora a conquistare nessun Palio: i risultati migliori in assoluto derivano dagli squisiti e caratteristici menù offerti dalla sua taverna.
Contrada Porta Molino
La Contrada fa parte, insieme a quella di Porta Romana, del Terziere di San Giovanni e comprende una parte del centro storico, tutta la Zona Industriale, la contrada Crocifisso e il rione Zegalara. Tutte queste varie zone della città hanno come realtà aggregante l'antica Porta del Molino o, se vogliamo essere più precisi, dei Mulini (Porta Molendinorum). Nel 1811 l'architetto locale Antonio Mollari ebbe l'incarico di abbatterla e di ricostruirla così come la vediamo oggi. Al suo interno venne trovato un mattone con su inciso, in caratteri gotici, Anno Domini 877: purtroppo tale reperto è andato perduto. Venne ribattezzata Porta Trento subito dopo la prima guerra mondiale, quando tutta l'Italia era stata pervasa dall'entusiasmo per la sofferta liberazione delle città di Trento e di Trieste. La Contrada ha rivolto un'attenzione particolare alla riproduzione delle armi, stendardi e scudi con lo stemma dei Fausti, nobile e ricca famiglia locale, che sfila con tutto il suo seguito. Figure caratteristiche sono inoltre le "Paciere", vedove con il compito di sedare gli odi e le inimicizie; il Cavaliere crociato Pietro Venier, nipote del doge di Venezia, ospitato per qualche tempo nella città dove poi morì l'anno seguente(1463) e la Corporazione dei Lanai. Il gonfalone che la rappresenta ha la forma di un grande scudo di colore bianco-verde su cui sono raffigurati, nella parte inferiore, alcune spighe di grano, mentre in quella superiore due macine di mulino accanto alla porta stessa. Due i Palii vinti durante le varie giostre: uno nel 2001, l'altro nel 2004. Un lavoro non indifferente è dato dalla gestione della taverna che, con i suoi menù caratteristici è sempre affollata.
Contrada Porta Romana
Il simbolo della Contrada è proprio Porta Romana,uno degli accessi al centro storico che si aprono ancora verso nord, lungo il percorso della cinta muraria medievale. In gergo locale viene comunemente chiamata Portarella. Il suo nome rievoca avvenimenti storici con risvolti negativi o positivi per la città. Primo fra tutti il funesto ingresso delle truppe di Francesco Sforza (1443) decise a tutto pur di sfondare i suoi battenti con l'intento di perpetrare un ricco e feroce saccheggio, anche come monito esemplare per i paesi vicini, ancora fedeli all'alleanza con il pontefice Eugenio IV. Da non dimenticare l'affollato e vivace mercato settimanale del bestiame, quando l'economia fondamentale era ancora legata all'agricoltura. Verso la fine del 1700 fu completamente demolita per essere subito dopo ricostruita su disegno di Giuseppe Valadier, uno degli architetti più famosi del tempo. Nella ricerca storica ci si è imbattuti in un personaggio particolare: Ludovico di Mariotto, un ricco mercante di tessuti detto "Cento fiorini", che svolgeva nella zona un'intensa attività commerciale. I contradaioli custodiscono come bene più prezioso il grande stendardo, in cui campeggia la Porta, dipinto con i colori bianco e nero. La Corporazione che meglio la rappresenta è sicuramente quella dei Falegnami, a cui all'epoca aderivano un numero rilevante di persone. Notevole risulta l'impegno per la realizzazione dei costumi, come pure la pazienza e la maestria delle truccatrici e dei parrucchieri nei confronti degli elementi femminili. Nel corteo storico merita una menzione tutta particolare il gruppo degli armati, che indossano pesanti corazze e sono muniti di mazze ferrate. Vi è anche un folto numero di gente del popolo con gli arnesi, le stoviglie, i prodotti e i dolci caratteristici del tempo e, in particolare, del quartiere. Per ultimi vengono gli Alfieri che con le loro bandiere alzano al vento i colori, gli entusiasmi e le speranze della contrada. L'unico Palio vinto risale al 2000.
Le sartorie
Nella prima edizione i costumi sono stati forniti dall'Atelier Arianna. Successivamente le Contrade Porta San Donato e Porta Santa Croce hanno deciso di aprire un ulteriore punto di aggregazione, istituendo proprie sartorie, dove gruppi di contradaioli, ben coordinati da alcuni ricercatori d'arte del costume e di realtà storiche, davano con le loro creazioni un nuovo spunto culturale alla manifestazione. Le restanti contrade hanno continuato ad avvalersi dell'opera del primo atelier, dove l'accuratezza della ricerca e la meticolosità dei costumi sono stati costantemente seguiti da uno staff specifico. Dopo l'ottava edizione anche la Contrada di Porta Sejano ha deciso di aprire una sartoria propria, onde poter aggregare più persone e ricercare in maniera più approfondita gli usi e costumi della Montolmo quattrocentesca. Da ciò si evince che tutti i costumi che indossano i figuranti corrispondono alla logica del ruolo e dello status sociale e che sono stati abilmente ricostruiti, attraverso i più piccoli particolari, prendendo spunto dall'ordito sartoriale dei dipinti dell'epoca e di quelli conservati nella locale Pinacoteca Parrocchiale: Carlo Crivelli – Madonna che allatta il bambino (1476); Antonio e Bartolomeo Vivarini – Tre scomparti di Polittico (1462); Lorenzo d’Alessandro da San Severino – Trittico (1481).
Giorgio e Silvia Quintili